Intervista a Giacomo Parimbelli, curatore della XV Settimana Chitarristica Italiana

Intervista a Giacomo Parimbelli, curatore della XV Settimana Chitarristica Italiana

Di seguito riportiamo la versione integrale dell’intervista al Maestro Giacomo Parimbelli, curatore della XV Settimana Chitarristica Italiana:

Si è conclusa con il gran finale di domenica 9 ottobre 2016 la “XV Settimana Chitarristica Italiana Città di Martinengo, oramai divenuta una vera e propria tradizione nell’ambito delle manifestazioni culturali, locali e non solo. Ma una tradizione, se ci permettete, ancora vivace e pervasa dallo slancio giovanile di chi è appena “adolescente”! L’alta affluenza di pubblico e la nutrita presenza di chitarristi e liutai che hanno partecipato, anche per il privilegio di potersi esibire nei magnifici luoghi dell’ex Monastero di Santa Chiara, sono la conferma della qualità della manifestazione e della bontà dell’idea da cui è scaturita molto tempo fa. Sarebbe fin troppo facile redigere un elenco degli artisti che hanno dato bella mostra di sé (Giacomo Parimbelli; Massimo Cantoro; il quartetto chitarristico Plebani-Casatta-Rossi-Dal Fante; Mathilde Chiappone; Luca Nobis; Gisle Krogseth e molti altri ancora), come pure dare un cenno dei loro interessanti programmi concertistici. In occasione di un numero così “rotondo” come quello dei quindici anni, invece, abbiamo pensato di porre alcune domande a chi ha dato il “la” (trattandosi di musica…) a questo evento. Stiamo parlando del Maestro Giacomo Parimbelli, chitarrista, insegnante ed infaticabile ricercatore e scopritore di “cose chitarristiche”.

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Dunque, Maestro Parimbelli, innanzitutto ci dia una sua impressione sull’edizione della Settimana chitarristica appena conclusasi…

Cosa dirti e cosa scrivere…quest’anno si sono quasi autoinvitati tutti, con il metodo del passaparola. Mi stupisco sempre di come un pezzo di legno con corde tese, un tempo di budello, sappia fare ancora un enorme tam tam.

Mi ha fatto molto piacere la frase di un noto liutaio che aderendo al festival mi ha scritto: “non c’è chitarra senza Martinengo!” Il mese di ottobre su questo tema è diventato molto atteso in Italia: succede sempre così, chi viene poi rientra con buona eco… Riuscire poi  a scomodare i docenti di cattedre celebri e storiche di certi conservatori del Veneto o della Romagna, e trovarli tra il pubblico, è una buona risposta.

 

Come si colloca la rassegna chitarristica martinenghese nel panorama italiano? Ha una sua specificità che la distingue da altre esperienze analoghe?

Questa rassegna è stata tra le prime in Italia a  proporsi come momento specifico sul tema della chitarra colta e della liuteria, e inizialmente è sorta per rendere omaggio a figure storiche del territorio: Giovanni Leonardo da Martinengo, maestro liutaio degli Amati (’500) ed Enrico Benvenuto Terzi, chitarrista, letterato, virtuoso e compositore italiano del ‘900, che proprio di Martinengo è stato prima vice e poi segretario comunale (l’archivio comunale è ricco di registri da lui manoscritti).

La suo specificità è la mantenuta semplicità dell’evento: usiamo ancora le fotocopie dei programmi! Insomma tutto di alto, raffinato e ricercato livello… e sta a chi viene accorgersene. Altra caratteristica: è l’appuntamento ormai annuale nel quale molti si rivedono “de visu”, ed hanno sempre molte cose da dirsi e da suonarsi, perché durante il resto dell’anno mantengono contatti solo multimediali, inoltre è anche un fiera della liuteria. Chi cerca una chitarra qui potrebbe trovarla davvero; chi vuole farsi conoscere come suonatore trova ascolti e… lavoro per nuovi concerti.

 

Qualche anno fa lamentava la difficoltà di portare avanti un progetto così impegnativo, soprattutto per l’assenza di collaborazioni esterne. E’ ancora così e quali sono le sue personali aspettative per il futuro della manifestazione?

Le collaborazioni esterne arrivano quando sono disinteressate. In questo caso la nomenclatura classica della liuteria cremonese ha faticato a lasciarsi coinvolgere, temendo di darci troppa importanza storica… Insomma dobbiamo ammettere che se non ci fosse stata Martinengo, non ci sarebbe stata nemmeno una Cremona liutaria.

Ad ogni modo carta canta, si dice, e quindi le mie pubblicazioni dicono i fatti storici citando pure i documenti, e spesso questi sono più importanti di mille concerti.

Tra le aspettative vorrei che il festival restasse sempre così: un po’ primitivo, un po’ sempre da migliorare, mai perfetto, altrimenti sarebbe una fiera disumana dove la musica non passa. Purtroppo di vetrine simili ne è piena l’Italia, dove si va e si torna umiliati…

 

Ci dica, in tutta onestà, se quando ha dato il via a questa manifestazione si sarebbe aspettato che arrivasse fino ad oggi…

Infreddoliti, ad aprire il festival nell’antico refettorio dell’ex-monastero di San Chiara, la prima sera dell’inaugurazione di quindici anni fa’ di un umido sabato, alle ore 18.00, eravamo a guardarci… io medesimo, il sindaco, l’assessore, la bibliotecaria, il presidente della Pro Loco ed un collega chitarrista del bresciano.

Ricordo che avevo pure spostato in mattina un pietrone d’epoca romana credo, dentro quel refettorio, per far posto alle sedie. E quel pietrone, dove lo spostai a due mani, è ancora lì oggi. Forse quel gesto fu simbolico, ma è stato importante per me: quello di un festival capace di star sempre leggero e volare alto. Sì, ero certo di arrivare fino ad oggi e più avanti ancora, perché dalla mia parte avevo secoli di storia che reclamavano una voce. Ed i documenti e gli argomenti li avevo: certi, inconfutabili, sicuri e pubblicati. L’amministrazione comunale, su questi argomenti, sapevo avrebbe dato risposte di collaborazione: qui avevamo non uno, ma due personaggi storici di indiscusso valore per la storia culturale nazionale ed in più il loro postulatore… cioè lo scrivente.

 

Che ruolo ha avuto la nostra cittadina di Martinengo nella lunga storia della chitarra?

Un ruolo sconosciuto fino a prima del festival… oggi invece fondamentale per una storia presente della chitarra e della liuteria. Per molti è stato il luogo del primo concerto, del primo applauso, della prima chitarra vera ed importante.

Non esiste una storia unica ed universale, cioè quella che neutralizza le singole grandi storie. Ecco: per molti Martinengo è la propria storia della chitarra.

Inoltre vorrei segnalare che durante il festival si eseguono prime assolute, presentazioni di nuovi libri e cd musicali ed anche nuove composizioni per chitarra dedicate proprio a Martinengo. Tra queste: “Ricordando Martinengo, Preludio in Santa Chiara” del celebre chitarrista del ‘900 italiano Pino Briasco e “Suoni dal monastero” del compositore contemporaneo Arrighini.

 

Un’ultima riflessione più personale… Cosa l’ha spinta, quand’era ancora ragazzo, ad avvicinarsi alla chitarra fino a farne diventare la sua professione? E quali sono le sue più grandi soddisfazioni di chitarrista?

La ricerca quasi inconsapevole della chitarra si è svolta per tutta la mia infanzia, quando nei boschi della valli bergamasche, in vacanza con la famiglia, costruivo casette meravigliose con rametti di legno, e ne annusavo il profumo giocando ad ascoltare i diversi tintinnii di questi legnetti tra loro, come oggi sento i profumi ed i suoni delle chitarre. C’era un desiderio innato, oltre a quello di andare sulla luna e di suonare il liuto nei castelli, pur non avendo mai visto un liuto né la luna.

Mi sono accorto che stava diventando una professione quando capii che non potevo più tornare indietro o cambiare, anzi di dover solo proseguire con curiosità e fantasia. Le soddisfazioni si raccolgono sempre in una sola medesima: anche solo una nota eseguita sulla chitarra affascina me e chi davanti a me la coglie e la percepisce come momento esistenziale e spirituale, e di questo si bea.

Mi sono accorto di trovare sempre la medesima risposta in parti diverse del mondo, suonassi anche uno strumento scordato, con la certezza che con un altro strumento invece questo incanto non avverrebbe. E tra queste soddisfazioni metto anche la gioia di ricevere queste tue attente, precise puntuali e gradite domande. Grazie!

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extra moenia: ci sono voluti ben quindici anni per scoprire che quell’affresco quattrocentesco di ignoto Maestro di Martinengo rappresentativo della Grande Crocifissione, dove tra i vari riquadri è dipinta Santa Chiara, è animato ante litteram!

Infatti ogni mattino, tra le ore 8.15 e 8.30, la luce del sole entra nell’antico refettorio con un raggio precisissimo che dai capelli di Santa Chiara si sposta regolarmente da destra a sinistra fino ai piedi divini della Santa Croce. Questo è un dettaglio aggiunto ma di grandissimo rilievo, che è anche una lezione luminosa di fede. Per i credenti, di un Dio che raccoglie i pianti e li trasforma; per gli astrofili, la vera e tangibile sensazione del movimento del nostro pianeta. Forse che l’ignoto “Maestro di Martinengo” era anche maestro di fede e di scienza?