Filandone

Filandone

Dopo aver passeggiato lungo i portici ed aver respirato un po’ di aria medievale percorri via Allegreni e viaggia ancora nel tempo scoprendo il  “Filandone”. Non farti ingannare dalle sue eleganti forme neogotiche, non si tratta di una cattedrale bensì di una Filanda. Ti trovi di fronte a una delle location  del celeberrimo film “L’albero degli Zoccoli”, di Ermanno Olmi,  Palma d’Oro durante la 31ª edizione del Festival di Cannes del 1978.
Non a caso si tratta di uno migliori esempi che si conoscano di archeologia industriale di fine ottocento. Al suo interno non troverai più telai e bachi da seta ma libri e tanta cultura …

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Storia
Tra il Settecento e l’Ottocento cominciarono a fiorire, nel Nord Italia, le filande, stabilimenti di filatura della seta e poi anche del cotone. Si trattava di  grandi edifici, generalmente a più piani, dai soffitti alti e dotati di grandi finestre per garantire l’illuminazione costruiti nei pressi dei corsi d’acqua, per sfruttarne la forza motrice.
Tra di essi, negli anni che vanno dal 1972 al 1876, per opera della famiglia Daina, fu costruito il cosiddetto “Filandone”, così chiamato  dai martinenghesi per la sua notevole mole ma soprattutto per distinguerlo da altri opifici di dimensioni inferiori già presenti sul territorio. L’edificio diede un notevole impulso all’economia locale, garantendo buone opportunità lavorative soprattutto alla forza – lavoro femminile.
Oltre alla sua importanza economica non può di certo sfuggire la sua importanza artistica: la costruzione può vantare  eleganti forme neogotiche che lo rendono uno dei migliori esempi che si conoscano di archeologia industriale di fine ottocento.
La ciclica crisi del settore tessile però non risparmiò neanche questo “gigante” che nei primi anni del secondo dopoguerra chiuse definitivamente i battenti.
Oggi,  dopo essere stato acquistato e restaurato dal comune di Martinengo,“il Filandone” è tornato a splendere diventando un polo culturale.
Nel piano rialzato, vi ha sede la Biblioteca Comunale di Martinengo, vi sono presenti due ampie sale: una espositiva e una consiliare che ospitano al loro interno eventi di prestigio come: conferenze, convegni, seminari, degustazioni, mostre, concerti estivi, musica da camera, cinema, spettacoli teatrali, matrimoni civili e altro ancora.
Da un atto notarile del 1902 si sa che la proprietà dell’edificio è intestata alla signora Lucia Calori, maritata  Allegreni. Con un successivo atto del 1919 la proprietà passa al Cavaliere Gerli che, nel 1921, lo lascia in eredità ai parenti.
Nel 1926 il Filandone viene nuovamente messo in vendita e acquistato da Ambrogio Vailati. In seguito alla crisi generale che ha colpito la seticultura, Vailati nel 1929  fa istanza di fallimento ma solo nel 1934 la proprietà è di nuovo della signora Lucia Calori. Successivamente viene acquistato dall’Ente economico Fibre Tessili che nel 1949 lo riapre col nome di “Essicatoio Sociale Bozzoli”. Nel 1956, con l’invenzione di nuovi sistemi automatici di filatura dei bozzoli, anche a Martinengo si installa una nuova filanda sperimentale, che possiede dei macchinari inseriti in un nuovo capannone costruito intorno al 1950 attiguo alla facciata principale nord.
Successivamente, l’intero complesso venne abbandonato e ceduto al Ministero del Tesoro fino ad essere acquisito nel 1982 dal Comune di Martinengo.
Dopo essere stato completamente restaurato l’edificio, il 22 settembre 2013, è stato inaugurato e aperto al pubblico.

Architettura
La fabbrica, in stile neogotico, dall’architettura lombarda riprende non solo lo stile ma anche i materiali. Un materiale molto utilizzato in Lombardia era il cotto a vista che, infatti, è stato impiegato per le cornici dell’impianto originario delle finiture esterne dell’edificio che scandivano la struttura della stesso e incorniciavano stesure di intonaco chiare.
Questa bicromia era accentuata dall’intonaco del seminterrato che era eseguito a “finta cortina”, un’intonacatura tipica e antichissima a base di fior di calce e di polvere di mattone che aveva la duplice funzione di proteggere il cotto e di rendere omogeneo l’aspetto cromatico e la tessitura della superficie.
L’interno dell’edificio è costituito da un unico ambiente al secondo piano, mentre nel piano seminterrato è ripartito da una serie di pilastrature in pietra e al piano superiore da una serie di leggeri pilastri e travi in legno. La muratura perimetrale è in pietra e mattoni mentre il tetto è in legno con una serie ravvicinata di capriate leggerissime con coperture in coppi.
I parametri murari esterni sono regolarmente ripartiti da pilastrature sagomate, in mattoni a vista, con tamponamenti in muratura di pietrame intonacata. Le due facciate principali (Est/Ovest) si caratterizzano per un’alta zoccolatura in cui si aprono le finestre del piano seminterrato al di sopra del quale si elevano due ordini di finestre in ferro e vetro. Le facciate sono chiuse orizzontalmente da un massiccio cornicione in cotto corona. La facciata laterale nord presenta, al di sotto del cornicione in cotto con timpano triangolare, un’ampia vetrata che copre l’intera altezza del secondo piano.
Lateralmente, in analogia alle facciate principali, si posizionano sui due ordini ampie finestrature.
Per quanto riguarda la facciata rivolta a sud sono evidenti le immorsature di ripresa del muro in mattoni che testimoniamo la volontà di proseguire nella costruzione di un’altra ala dell’edificio e di conseguenza raddoppiare l’attività. Tuttavia la crisi del settore comportò la chiusura definitiva dell’edificio nei primi anni del secondo dopoguerra.

 

 

Come arrivare al Filandone: