Monastero di Santa Chiara

Edificato per volontà di Bartolomeo Colleoni per esaudire un voto della moglie Tisbe Martinengo (defunta nel 1471), la costruzione del Monastero di Santa Chiara, viene iniziata nel 1474, ma la congregazione delle Clarisse, proveniente dal convento di Rosate, prende possesso della struttura solamente nel 1479. Il convento viene soppresso nel 1810 da Napoleone e ospita dal 1822 il Collegio Convitto.

Durante gli anni il complesso ha subito diverse trasformazioni: per prima cosa si è provveduto alla demolizione dell’alto muro di clausura che cingeva il complesso. Negli anni Venti la chiesa e il coro sono stati salvati dall’insensato proposito degli esponenti del Fascio di trasformarli in salone-teatro abbattendo il muro divisorio e l’altare. L’aula interna è stata adibita agli usi più disparati, come palestra e scuola di ginnastica. L’aula pubblica nel 1936 è diventata Sacrario dei Caduti coinvolgendo il cortile antistante. Nell’occasione il muro a strada è stato sostituito da cinque alti archi stile regime e vi è stato trasferito il monumento ai caduti di Giuseppe Siccardi.

Le strutture del complesso erano sorte nel segno di una grande austerità, contrassegnata, nel chiostro grande, dagli ordini sovrapposti di logge ad archi su pilastri di muratura.

Ai margini si estendeva un orto protetto su tre lati da un altissimo muro in ciottoli di fiume, e sul quarto da un’elegante loggia con archi a tutto sesto retti da colonnine in pietra arenaria. Dal chiostro, ricostruito nel XVII secolo, si può ammirare il campanile quattrocentesco a cuspide conica simile a quello del monastero dell’Incoronata. La chiesa è divisa in due distinte aule: quella aperta al pubblico, attuale Sacrario dei Caduti, prospetta su Via Allegreni; quella un tempo riservata alle monache ospita oggi l’importante Archivio Storico Comunale, che conserva documenti dal XIV al XIX secolo.

Quest’aula, accessibile dalla Piazzetta Padre Orisio, presenta una parete interamente ricoperta di affreschi quattrocenteschi attribuiti al Maestro di Martinengo. In questi affreschi, oltre alla formazione prettamente lombarda dell’artista, si può osservare anche lo studio di altri grandi del suo tempo, come Mantegna: la Deposizione dalla croce, collocata al centro della parete, è realizzata seguendo l’incisione di un analogo soggetto realizzato dal pittore padovano. Il paesaggio montagnoso e privo di vegetazione ricorda quello che fa da sfondo agli affreschi strappati che si trovano nella sala capitolare dell’Incoronata.

Accanto, nella parte superiore, si trova un’Annunciazione, molto somigliante a quella dell’arco trionfale della stessa chiesa. Nella parte inferiore della parete due larghe porte laterali hanno quasi interamente distrutto il riquadro con i santi Bernardino, Antonio e Giovanni Battista, di cui si vedono soltanto le teste sciupate a sinistra.

La parete dell’aula pubblica è difficilmente leggibile: perduti i tre scomparti superiori, accecata almeno dal 1935 la zona centrale occupata da pitture moderne, non restano che le due scene laterali e parte del fregio di cornice. La prima a sinistra dell’altare maggiore, presenta San Francesco che dà l’abito a Chiara nella chiesa della Porziuncola. Al centro la santa in ginocchio tiene la candela accesa, mentre san Francesco le offre lo scapolare e la benedice. A destra due frati assistenti e l’altare sul quale spicca vistosamente il biondo della ciocca di capelli recisi alla Santa. A sinistra, inginocchiate, a mani giunte e il bianco velo in testa, la moglie Tisbe con accanto tre delle otto figlie, probabilmente quelle già decedute. Accanto, in piedi, un uomo, forse uno scudiero, e, con la berretta di capitano in testa, Bartolomeo Colleoni, insolitamente giovane, visto la data probabile di esecuzione degli affreschi, successiva al 1474 (ricordiamo che il Colleoni è nato fra il 1395 e il 1400 ed è morto nel 1475).

Colpisce l’intensità e la vivezza degli sguardi dei personaggi rivolti devotamente verso i due santi, l’unica figura che sembrerebbe distratta e volge lo sguardo ad un invisibile spettatore fuori campo è Chiara. L’affresco a destra dell’altare maggiore illustra un noto episodio della vita di santa Chiara, tramandato dal libro dei Fioretti, dove si racconta della visita fatta dal papa a Chiara per udirla parlare: il pittore ha rappresentato la mensa con il pane che il Santo Padre doveva benedire. Il papa ordina però a Chiara di farlo al posto suo e, avendo quella obbedito, i pani sulla tavola ricevono l’impressione della croce. Anche in questa scena il papa col suo seguito e le monache inginocchiate sono ritratti con mirabile forza espressiva mentre con occhi attenti e stupiti guardano il gesto benedicente di Chiara e le pagnotte fiorite di una croce che spiccano sulla candida tovaglia della mensa.

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